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3 - Villa di Chiavenna
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Ultimo comune della Bregaglia italiana, è uno tra i più antichi confini alpini non orografici.
Interessanti i caratteristici crotti di Motta: ambienti destinati alla maturazione del vino,
dei formaggi e dei salumi, costruiti ai piedi della montagna che li ha originati, permettono
di degustare le specialità tipiche. A dimostrazione dell'antica importanza della viticoltura
(ormai ridotta in zona a pochi relitti), in passato nel paese si trovavano ben cinque torchi
consortili a trave pressante per la pigiatura delle vinacce; quello seicentesco di
Ponteggia è stato restaurato ed è visitabile. Particolarmente interessanti,
nel centrale rione di Ca' Scattoni, i vecchi edifici residenziali e rurali,
il settecentesco Palazzo Salis-Pollavini, la "Contradä di Specc" e il "Sasc del Quartìin".
La "Via Bregaglia" propone a Villa la variante dei vecchi nuclei che, scendendo ad attraversare
la Mera, tocca sul versante opposto le quattro antiche frazioni del comune e, tra i castagneti,
si ricongiunge con il tracciato principale a monte del lago artificiale.
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Le chiese di Villa
Villa: un comune, tante frazioni, tante chiese. Per iniziare, la parrocchiale di San Sebastiano,
sorta come oratorio nel 1454 su resti preesistenti e ampliata e rifatta, con il fronte baroccheggiante,
nella prima metà del Settecento.
Poi la chiesa di San Barnaba, già documentata nel 1178 e originariamente dedicata a San Martino.
La ristrutturazione del 1754 ne cambiò il primitivo aspetto romanico, di cui restano tracce nel
campanile; nel 1967 vi vennero rinvenuti affreschi quattrocenteschi, tra cui un'Ultima Cena.
Infine le chiese dedicate alla Madonna: dal piccolo santuario della Madonna della Salute di Chete,
eretto nel 1716 a spese di emigrati a Venezia (da cui importarono la devozione), all'Addolorata
di Canete del 1766, all'Immacolata di Giavera, costruita nel 1641 sui resti di una chiesetta preesistente.
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I torchi consortili della Val Bregaglia
La fascia bassa del versante a solatìo della Val Bregaglia, da Chiavenna fin quasi al confine di
Castasegna, a partire dal Medioevo venne completamente terrazzata e coltivata a vigneto. Delle
estese vigne non sopravvivono che pochi relitti: il bosco ormai ha purtroppo ricoperto gli antichi
"ronchi". Ma l'importanza secolare di questa coltura è testimoniata dai torchi da vino superstiti,
o di cui è ancora viva la memoria. Impianti mastodontici, la cui trave pressante poteva superare i
dodici metri di lunghezza, essi occupano da soli un intero fabbricato (il "tòorc", comprendendo infatti
con tale termine sia l'edificio che l'impianto contenuto). Di proprietà collettiva o consortile, i
torchi servivano un'intera frazione o paese.
A Villa di Chiavenna erano attivi ben cinque torchi a trave pressante; si sono salvati quello del
"Sasc del Quartìin" a Ca' Scattoni (privato) e quello seicentesco di Ponteggia (restaurato e visitabile),
mentre un terzo, già ubicato al Pian de la Ca, è stato smontato e portato a Chiavenna una trentina d'anni fa.
Altri torchi ancora integri, tutti del Sei-Settecento, si possono vedere anche a Santa Croce e alle Stalle dei Ronchi.
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